Sonia Vinaccia

Della gentilezza e di altri valori

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Intervista a Sonia Vinaccia a cura di Gianmichele Pavone


Il 9 febbraio, è stata inaugurata la mostra personale “Della gentilezza io sto!” di Sonia Vinaccia nell’ambito dell’esposizione “Le stanze dell’arte” presso lo storico Palazzo Fruscione (XIII secolo) di Salerno. Ne approfittiamo per conoscere meglio l’artista nativa di Capri ed il mondo solidale su cui ha deciso di attirare l’attenzione dello spettatore.

Ha iniziato a dipingere da piccola rivelando subito delle doti che la sua famiglia ha saputo valorizzare. Qual è stata la prima fonte di ispirazione e quale percorso di studi ha seguito per assecondare la sua creatività?

L’unica e sola fonte da cui ho preso ispirazione per la mia crescita artistica è stata mio padre. Personaggio con una grande dose di genialità espressiva nel sangue, ma soprattutto colui che, trasmettendomi i veri valori, ha fatto sì che io potessi diventare l’artista e la donna che sono oggi. D’altronde i Vinaccia hanno lasciato un chiaro segno nella storia dell’arte, basti regalarsi un tour nei maggiori musei napoletani e ci si imbatte nelle meravigliose creazioni del Gian Domenico Vinaccia, lontano avo.

Il mio percorso di studi mi ha portata a Sorrento, dove ho appreso l’arte della stampa all’istituto d’arte, ma il vero percorso pittorico è stato parallelo alla scuola. La fame di sapere e di imparare cose nuove mi ha portata in tutte le biblioteche di cui potevo disporre, per sfamarmi di nozioni artistiche che uscivano dal semplice programma scolastico. Con costante tenacia non ho mai smesso di studiare e lavorare ininterrottamente, cercando ogni volta di superare i miei limiti.

Il progetto artistico esposto a Salerno si sviluppa attraverso una serie di opere di dimensioni variabili che narrano il ritorno ad antichi valori, in nome di una società civile, più rispettosa verso l’altro, inteso come essere umano, animale o ambiente nella sua interezza. Quando ha avuto inizio questo percorso artistico e quali spunti offre al visitatore?

Per me l’arte è onestà e verità. L’artista deve essere “letto” sulla tela e la sua essenza deve essere intrisa degli stessi ideali che va a rappresentare, in quanto portatore di verità.

Per comunicare con l’arte dobbiamo essere attivisti dei nostri ideali, non possiamo restare indifferenti alle dinamiche del nostro tempo, bisogna prendere posizione rispetto a qualcosa e portare avanti i valori in cui si crede, anche se, purtroppo, alcuni di essi non sono più figli del nostro tempo.

Con i miei quadri, quindi, cerco di educare alla sensibilità e di far risvegliare nobili emozioni che ormai si sono un po’ assopite nel tempo.

A quale delle opere esposte è più affezionata e perché?

È molto difficile rispondere a questa domanda, è un po’ come chiedere a quale figlio vuoi più bene. Ogni opera ha un suo perché e ognuna è stata figlia di un momento della mia vita e di conseguenza ho lasciato ad ognuna di loro qualcosa di me e loro mi hanno regalato qualcosa che andrà ad arricchire sempre più il mio bagaglio emozionale.

Tra i suoi dipinti non manca uno sguardo ad altri temi come la lotta contro ogni sopraffazione ai danni delle donne. Tra i suoi progetti futuri ritroveremo ulteriori approfondimenti verso tematiche sociali di questo genere?

Assolutamente sì, come ho detto prima, un vero artista è un attivista del sociale o meglio, per usare un neologismo, è un “artivista”, ovvero, usa l’attività educativa, come nuova forma di impegno sociale mediante l’innovazione e la creazione artistica.

                                         

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