Bologna Lohengrin di Richard Wagner

“Lohengrin” di Richard Wagner al Comunale di Bologna

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Sul podio il Maestro Asher Fisch. Regia di Luigi De Angelis.

Lohengrin di Richard Wagner al Comunale di Bologna fino al 20 Novembre 2022. Il “Lohengrin” torna nel teatro dove debuttò 151 anni fa come prima opera di Wagner rappresentata in Italia ed è ora parte del progetto per rappresentare le cinque opere del compositore tedesco che ebbero proprio la loro prima nazionale al Comunale di Bologna, un progetto avviato dal Sovrintendente Fulvio Macciardi nel 2020 con il Tristan und Isolde e che, dopo Lohengrin, proseguirà con “Der fliegende Holländer”, “L’olandese volante”, per l’inaugurazione della Stagione 2023.

Lohengrin è anche l’ultima opera ad andare in scena prima della chiusura per riqualificazione del teatro. Sul podio il Maestro Asher Fisch, Direttore principale della West Australian Symphony Orchestra di Perth e Direttore principale ospite dell’Opera di Seattle, qui al suo secondo impegno in stagione dopo l’”Otello” di Verdi: una scelta assolutamente positiva.
L’allestimento, presentato in prima assoluta, è firmato da Luigi De Angelis che cura regia, scene, luci e video (Compagnia Fanny & Alexander, come Chiara Lagani che cura drammaturgia e costumi), alla sua seconda collaborazione con il teatro felsineo dove, nel 2015, aveva debuttato nella regia lirica di “Il flauto magico di Mozart in 3D”.
La sesta opera di Wagner, ultimo suo lavoro giovanile, è ispirata al poema epico tedesco Parzival di Wolfram von Eschenbach su cui l’autore costruisce poi alcuni personaggi basandosi su fonti storiche e letterarie o ancora rifacendosi alla mitologia greca.
Lohengrin, il cavaliere del cigno, è figlio di Parsifal, Cavaliere della Tavola rotonda e custode del Santo Graal: Wagner definì il Lohengrin un’opera romantica ma, anche se l’azione si svolge nella prima metà del X secolo, i riferimenti al presente e alla vita stessa dell’autore sono evidenti: non si può accettare il cavaliere medioevale misterioso, «bensì esplorarne l’individualità sulla base delle tracce seminate da Wagner anche in drammi successivi».
Luigi De Angelis ambienta lo spettacolo in un tribunale dei giorni nostri ma mantiene sempre una grande cura del testo e della filosofia wagneriana: è Wagner stesso, impersonato da Andrea Argentieri, Premio Ubu 2019 come miglior attore under 35, a “vigilare” sulla scena all’inizio di ogni atto.
Il tribunale riassume ed unisce “il piano della realtà recente a quello mitologico del sogno”: De Angelis, che si è ispirato anche al volume intitolato “Il processo in musica nel Lohengrin di Richard Wagner” di Alberto Tedoldi, afferma infatti che “Il tema del giudizio è ossessivo in quest’opera”.
Così che l’opera si apre con un vero e proprio processo che ricalca la ritualità dell’antico processo germanico. E il processo è sempre un labirinto perché, nello spazio del labirinto, si conosce l’entrata ma non si conosce mai l’uscita.
La doppiezza dei luoghi della tragedia unita alla doppiezza dei personaggi e delle loro storie: Lohengrin è l’artista ottocentesco, figura fortemente ambigua, costantemente insoddisfatto dalla società borghese poiché gli impone le proprie esigenze dettate dalla moda e non dalle necessità artistiche, desideroso di assoluto.
Egli vorrebbe oltrepassare i limiti della misera realtà quotidiana attraverso la bellezza ma, al tempo stesso, è tenacemente alla ricerca della comprensione da parte della comunità della quale vuole sentirsi partecipe poiché, dice Wagner, “chi è isolato non è libero…è limitato e suddito in seno all’indifferenza; libero è l’uomo sociale perché l’amore lo rende…indipendente”. Il bisogno di amare è insito “nell’anelito vitale dell’uomo” poiché “solo ciò che si ama si può comprendere e amare significa riconoscere altri e, nello stesso tempo, riconoscere se stessi”.
Questo desiderio inappagato di comunicazione e di comprensione attraverso l’amore è la base della tragedia di Lohengrin, di quell’essere puro che “ricercava la donna che credesse in lui” poiché “l’unica cosa che lo poteva redimere dalla sua solitudine, che potesse saziare il suo desiderio era amare, essere amato, essere compreso attraverso l’amore”.
Nessun giudizio umano può risolvere o appagare questo desiderio.
Il cast vocale, molto compatto, vede protagonisti Vincent Wolfsteiner, ottimo nel ruolo del titolo, una perfetta Martina Welschenbach come Elsa di Brabante, Lucio Gallo nei panni di Telramund e Ricarda Merbeth in quelli di Ortrud, in alternanza rispettivamente con Daniel Kirch, Anna-Louise Cole, Ólafur Sigurdarson e Anna Maria Chiuri.
Completano il cast Albert Dohmen (Enrico l’uccellatore), Lukas Zeman (Un araldo), Manuel Pierattelli (Primo cavaliere), Pietro Picone (Secondo cavaliere), Simon Schnorr (Terzo cavaliere), Viktor Shevchenko (Quarto cavaliere), Francesca Micarelli (Primo paggio), Maria Cristina Bellantuono (Secondo paggio), Eleonora Filipponi (Terzo paggio) e Alena Sautier (Quarto paggio). L’Orchestra e il Coro, preparato da Gea Garatti Ansini, e il Coro di Voci Bianche, istruito da Alhambra Superchi, sono quelli del Teatro Comunale di Bologna.
Affianca il coro felsineo in questa produzione il Coro del Teatro Accademico Nazionale dell’Opera e balletto ucraino “Taras Shevchenko” di Kiev, guidato da Bogdan Plish. Repliche fino al 20 Novembre 2022.

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