L’INDAC per una cultura del diritto dell’arte e all’arte

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L’INDAC per una cultura del diritto dell’arte e all’arte
Intervista alla coordinatrice nazionale Rosa Colucci a cura di Gianmichele Pavone

L’Istituto nazionale per il Diritto dell’arte e dei beni culturali (INDAC) si prefigge l’obiettivo di creare, promuovere e diffondere una cultura del diritto dell’arte anche tra i non addetti ai lavori, valorizzando le eccellenze professionali dei territori. Ne parliamo con la coordinatrice nazionale dell’Istituto, eletta di recente.

Laureata in Lettere moderne e specializzata in Archeologia classica e medievale presso l’Università degli Studi di Siena, Rosa Colucci è presidente della Extra Media, società editrice del periodico “Avvocati” (di cui è direttrice responsabile). Organizza eventi con i più alti patrocini istituzionali, collaborando con enti pubblici e Forze Armate, e corsi di alta formazione professionale.  Nel 2020 ha fondato l’Osservatorio del Diritto agroalimentare e vitivinicolo (ODAV) del quale è anche coordinatrice.

Quando è nato l’INDAC e di cosa si occupa?

L’INDAC è nato di recente a completamento di un progetto di ampie vedute che si rifà agli ideali del Bello e del Buono che già ispiravano l’antica civiltà greca. Infatti le attività dell’INDAC vanno di pari passo con quelle dell’ODAV – Osservatorio del diritto agroalimentare e vitivinicolo: la ragione d’essere che muove questi due enti è la volontà di tutelare e valorizzare quanto di eccellente abbiamo nel nostro Paese, promuovendo la cultura del diritto ognuno nel proprio ambito d’interesse – che molto spesso s’intreccia a sistema con l’altro, non solo nei metodi.

L’INDAC, attraverso la vocazione formativa che colma un vuoto finora rimasto incredibilmente scoperto, mira a valorizzare eccellenze professionali sui territori, favorendo la costruzione di competenze trasversali e di un network virtuoso. La nostra istituzione culturale è un motore di crescita individuale e collettiva, dove poter immaginare (e quindi creare) il domani. È un luogo di costruzione di una nuova classe professionale e dirigente in un contesto di identificazione, aggregazione e apertura mentale.

Le restrizioni dovute alla pandemia ci hanno fatto scoprire che chi non ha la possibilità di viaggiare può comunque visitare musei lontani restando comodamente seduti a casa. L’Istituto, in questa direzione, ha patrocinato di recente la realizzazione di ARTCentrica, un’applicazione che migliora la fruizione delle risorse artistiche e dei beni culturali e dà anche la possibilità agli insegnanti e agli studenti di fare lezione utilizzando contenuti ad altissima risoluzione. In cosa consiste il progetto e quali sono le altre iniziative in programma?

La attività dell’INDAC mirano alla massima diffusione di una cultura alta ma non per pochi e sempre più accessibile. Ecco perché abbiamo patrocinato con entusiasmo l’app ArtCentrica, un servizio cloud dove sono già presenti, fra le altre, significative selezioni delle collezioni delle Gallerie degli Uffizi, della Pinacoteca di Brera, del The Metropolitan Museum of Art di New York. È importante per noi pensare di rendere fruibile la bellezza di queste opere anche a chi, per tanti motivi e non ultimo quello della pandemia, non ha le possibilità di spostarsi e frequentare i musei o i luoghi d’arte. Invito i lettori a scaricare l’app, basta registrarsi su http://art.centrica.it: è la dimostrazione che lo spettacolo dell’arte è destinato a essere fruito in maniera molto più ricca ed emozionante. Poniamo molta attenzione verso una nuova didattica dell’arte perché molte nostre energie verranno spese per far comprendere l’importanza della storia dell’arte nelle scuole: da materia complementare e quasi scomparsa dai programmi vogliamo che diventi disciplina fondamentale per costruire anche un senso d’identità e di appartenenza al nostro Paese, di fatto uno dei più ricchi in assoluto di arte e cultura.

Chi o cosa durante la tua crescita umana e professionale ti ha condizionata nella scelta di impegnarti a favore del territorio prima con l’Osservatorio del Diritto agroalimentare e vitivinicolo e ora con l’Istituto nazionale per il Diritto dell’arte e dei beni culturali?

Sono convinta della responsabilità di dover lasciare un mondo migliore alle future generazioni e a questo risultato si arriverà ricucendo un rapporto che ora è stato spezzato, quello con la natura, vista come antagonista, come un ostacolo da abbattere per lasciar transitare il progresso (e l’arte contemporanea denuncia nella sua bruttezza questa contrapposizione). Ecco, è questo il modello culturale che bisogna cambiare. Per farlo è necessario farsi portatori di nuovi valori individuali e collettivi, riassumibili in una sola parola che purtroppo ora genera solo diffidenza: politica. Proprio di questo abbiamo bisogno, di una nuova politica, che già nell’etimologia suggerisce una meravigliosa pluralità che si rispecchia nelle nostre Delegazioni in tutta Italia. La nostra politica è fondata proprio su questo: l’etica della responsabilità. Siamo tutti professionisti, portiamo già in dote ognuno un patrimonio notevole di competenze diverse che condividiamo fra i delegati – accrescendolo – e diffondendolo all’esterno: la predisposizione allo studio e alla ricerca porta alla capacità di immaginare con lungimiranza scenari possibili e migliori, quello che spesso l’attuale politica non riesce a fare, concentrandosi sul consenso personale hic et nunc piuttosto che affrontare con lungimiranza la sfida del futuro. La rinascita del nostro Paese passa anche da questo.

Il patrimonio culturale nel nostro territorio e l’indiscutibile bellezza che lo contraddistingue rappresentano un motore di crescita scarsamente valorizzato e spesso volutamente trascurato a favore di beni più facilmente inquadrabili nelle filiere economiche nazionali. Pensi che possa essere codificato un “diritto alla bellezza” per dare finalmente dignità istituzionale al desiderio di preservare e moltiplicare quanto di bello ci circonda?

Certo, tanto che “diritto alla bellezza” è il motto scelto per l’INDAC. Senza rifarsi alla filosofia, basti pensare che tutti desiderano una casa con vista panoramica o in un bel borgo: gli immobili acquistano di valore se contestualizzati in un bel territorio urbano o paesaggistico. E non si tratta di poco: è il contesto che condiziona chi lo abita. Migliorare l’ambiente circostante, renderlo più bello comporta una maggiore responsabilizzazione alla cura da parte di tutti, con cittadini che sentiranno la res publica – la cosa pubblica – come “di tutti” appunto e non più come “di nessuno”. È un peccato che ora la bellezza – anche nel quotidiano – sia appannaggio di pochi, ovvero di chi se la possa permettere, come anche non è giusto che solo chi ne abbia le possibilità possa permettersi di acquistare prodotti alimentari sani per i consumatori, sostenibili per l’ambiente e rispettosi delle manodopere, in una parola: buoni. I valori del bello e del buono ritornano indispensabili nel definire la qualità di vita delle persone e diventano diritti. Ma i diritti vanno di pari passo con i doveri, individuali e collettivi: ed ecco l’importanza dell’educazione e di una politica di maggior spessore.

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