LETTERATURA E CITTA’

Scultura

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LETTERATURA E CITTA’: I GRANDI CLASSICI CHE HANNO SAPUTO COGLIERE LA VERA ESSENZA DI OGNI LUOGO

di Alessandra Politi

Ci dicono: se non puoi viaggiare, leggi! Quando leggi, con la mente, puoi andare in qualsiasi luogo. Come dar torto a queste parole?

Leggere un libro significa innanzitutto esplorare, incamminarsi in epoche e luoghi spesso sconosciuti o lontani o che ci appaiono irraggiungibili. E invece, via via che giriamo pagina sembra di svoltare l’angolo e ops…siamo proprio là!

L’unione tra letteratura e luoghi, se ben riuscita, ci trasporta nel posto e nell’atmosfera desiderati dall’autore e ci fa cogliere l’essenza di quel luogo, tanto da darci la netta sensazione di sentirne gli odori, i rumori, di poterne scorgere i colori, gli angoli nascosti, i dettagli che sorprendono.

Nelle pagine di un libro ci immergiamo completamente nell’anima di uno spazio, ci mescoliamo ai passanti di un viale, ci intrufoliamo nei negozi del centro, ci perdiamo nella brughiera, affondiamo nell’oceano o semplicemente voliamo…come le anatre sul lago ghiacciato di Central Park a New York, che J.D. Salinger’s nel suo “Il giovane Holden” ci descrive così meticolosamente. Una New York degli anni ’40 ricca di particolari, tutti accuratissimi. E noi li scopriamo, passeggiando insieme a Holden Caulfield nei luoghi chiave della città, affollatissimi, quelli che ancora oggi ci affascinano della Grande Mela. I monumenti, le piazze, le vie che si intersecano, così molteplici e differenti, sono per il giovane Holden veri e propri punti di riferimento, rassicuranti, perché li ritrova sempre lì, esattamente allo stesso posto, e per un sedicenne che non possiede punti di riferimento interiori, questa “bussola” è già tanto.

E che dire della Dublino di James Joyce in “Ulisse” ? Una città che l’autore lasciò a 22 anni e che, nonostante gli oltre 35 anni di esilio volontario all’estero, non riuscì mai a dimenticare. Dublino gli rimarrà dentro quasi come un’ossessione e Joyce continuerà a ritrarla nelle sue opere con minuzia e precisione, con una vivezza che egli conservava solo nei suoi ricordi, una Dublino specchio della sua vita interiore, mappa dei suoi pensieri e dei suoi umori.

L’itinerario sulle tracce di Ulisse rimane tutt’oggi affascinante e ogni anno, il 16 giugno si celebra il Bloomsday, per ripercorrere insieme a Leopold Bloom i passi descritti nei diciotto capitoli del celebre testo.

Passeggiando con Lucy e George raggiungiamo la nostra Firenze in “Camera con vista”, grande classico della letteratura inglese di E.M. Forster, romanzo ambientato a cavallo fra Ottocento e Novecento, a Firenze, città dove lo scrittore giunse come turista e vi soggiornò per alcuni mesi.

L’albergo in cui si fermò Forster dev’essere stato molto simile a quello poi descritto nel romanzo e si trovava sul lungarno delle Grazie.

La famosa camera con vista da cui si affacciava Lucy resta un luogo iconico del romanzo, insieme alla basilica di Santa Croce, a Piazza della Signoria, a piazza Santissima Annunziata, alle anguste stradine medievali, ai pittoreschi borghi a ridosso del ruggente Arno, intrisi di profumo di castagnaccio.

A volte i libri hanno una vera e propria colonna sonora, proprio come i film: è il caso dei romanzi di Haruki Murakami, scrittore giapponese  che ha girato il mondo e adora la musica jazz, classica e rock, più volte candidato al Premio Nobel per la letteratura. Egli ci descrive una Tokio disincantata e disinibita a suon di blues e dance e lo fa in molti dei suoi libri, quali  “Norwegian wood. Tokio blues”, “Ranocchio salva Tokio”, “After Dark”,  solo per citarne alcuni.

Potremmo trascorrere insieme la giornata a chiacchierare sulla Stoccolma bohémien di fine ‘800 descritta da August Strindberg in “La stanza rossa”, sulla Manchester di Dickens in “Tempi difficili”, su Trieste di Italo Svevo in “La coscienza di Zeno”, sulla città di Cartagena dell’indimenticabile Gabriel Garcia Marquez in “L’amore ai tempi del colera” e continuare con un elenco infinito di autori e libri, ma semplicemente per ricordarci che ogni protagonista, sia esso tornato dal mercato, con un cesto carico di frutta; dalla visita a un museo, con gli occhi ancora pieni di forza; dagli schizzi di quella fontana ridente proprio al centro della piazza; da un giro in giostra sul cavallo più bello, da un affaccio sul muretto che guarda il fiume di sotto che scorre, porta fra i suoi capelli, spettinati dal vento, il soffio eterno di quel posto, come dita che si diverte a passare la vita.

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