Le Tracce di Patrizia Pareo tra versi e note

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Le Tracce di Patrizia Pareo tra versi e note

di Gianmichele Pavone

Le sale dell’Hotel Paragon700 di Ostuni ospiteranno fino al 20 agosto le opere dell’artista Patrizia Pareo nella mostra “Tracce. Tra Oriente e Occidente”.

Nativa di Buenos Aires, la Pareo si è iscritta all’Accademia di Belle Arti nel 1976 dedicandosi sia alla scultura che alla pittura e, dopo aver conseguito la laurea, si è trasferita in Italia dedicandosi a nuove sperimentazioni, senza perdere mai il legame con la terra natia.

Ha iniziato ad esporre le sue opere nel 1982 nel Museo Sivori di Buenos Aires ed è stata poi ospitata più volte all’estero in Belgio (D’haudrecy Art Gallery di Knokke), Olanda (Galleria Peter Brueghel), Austria (Deko Atelier e Galerie Lindengruen di Vienna, Gallerie Kunsthalle di Innsbuk) e Moldavia (International Biennal Painting di Chisinau) ma anche in Italia, in particolare a Pavia, Forlì, Latina, Bari, oltre che numerosissime volte a Cisternino, dove ha scelto di vivere e di continuare ad operare con nuove forme di espressione artistica.

Tracce, appunto, è il titolo che ha voluto dare al nuovo progetto che mescola Oriente e Occidente attraverso l’impiego di tratti e colori che evocano mondi diversi. La scelta di utilizzare fogli di carta degli anni Quaranta, recanti tratti a penna originali su cui sovrascrivere pennellate rosse e nere, rende evidente la volontà dell’artista di mettere in comunicazione mondi non solo geograficamente, ma anche temporalmente lontani. Grandi quadri ad olio con componenti materiche, che coniugano pittura e scultura, fanno trasparire l’energia e il movimento delle tracce lasciate dal passaggio dell’autrice.

In occasione dell’inaugurazione della mostra, lo scorso 30 luglio, grazie alla collaborazione tra l’Hotel e l’associazione Casa de la Poésie “El Cactus” di Ostuni si è tenuto un emozionante reading al tramonto con le poetesse Marisa Martínez Pérsico, originaria di Lomas de Zamora (Buenos Aires), e Mara Venuto nativa di Taranto, intervallate dalla voce suadente di Grazia D’Aversa e dalle melodie eseguite alla tastiera da Michele Mancone e alle percussioni da Sandro Esposito.

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