Elena Palmieri La sarta salentina - Foto di Cristina Pipoli copertina

Elena Palmieri: la sarta salentina

Artigianato

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"L’amore per il cucito l’ho assaporato fin da subito grazie alle mie zie ricamatrici d’eccellenza e le zie sarte. Sono orgogliosa del mio lavoro e delle mie allieve perché capiscono sia l’importanza di questo antico mestiere, che del cucito, e perché hanno tanta voglia di imparare a cucire, di saper infilare l’ago o cucire un pantalone: tutto questo per loro è il massimo. Alla fine del corso di formazione mi fanno sentire molto importante: è come se avessero preso un diploma alla Marangoni a Milano. Per me essere una sarta è tutto, è il mio lavoro è la mia vita!".

CRISTINA PIPOLI – La sarta salentina Elena Palmieri nasce a Galatina il 23/6/1974. La sua passione per il cucito, tra merletti, tagli, riparazioni, stoffe, aghi, spilli, gesso, ditali, modifiche e macchina da cucire, è nata insieme a lei. Sin da bambina rattoppava gli abiti per le Barbie: ha imparato a cucire i primi orli per tovaglie e lenzuola all’età di 11 anni.

Da oltre trent’anni il lavoro da sarta occupa un ruolo cruciale e di primo piano nella sua vita, e da sei anni a questa parte insegna cucito creativo e tradizionale. Nei ricordi di Elena emerge l’importanza che ha ricoperto la sua mamma; questa figura è stata di rilievo perché ha inciso in modo molto positivo nella scelta di continuare questa meravigliosa tradizione di famiglia che gli è stata trasmessa con tanta dedizione. Quando era piccola le insegnava a fare piccoli punti a mano con una macchina da cucire per bambine, entrava spesso nella stanza della madre per sistemarle i tessuti, cotoni, bottoni e le raccontava che in quel tempo non andò più a scuola per andare alla mescia (la maestra) per imparare a cucire, e che per gioco in casa si usavano gli antichi detti: “fila longa, mescia gonga (filo lungo, maestra scema)”, “mpara l’arte e mintila te parte (impara l’arte e mettila da parte)”.
Elena, nel suo lavoro, utilizza il materiale da riciclo; molto sentite ed emozionanti sono state le sue parole rivolte alla sua maestra di lavoro e di vita: “Mia madre, se avesse dedicato più tempo al suo lavoro invece che alla cucina e alla famiglia, oggi sarebbe stata una delle più brave stiliste dei nostri giorni. Lei era perfetta, non lo dico perché era mia madre o perché non c’è più ma perché lo penso veramente, lo dico perché oggi sono un’esperta di cucito. Spesso mi maledico per aver intrapreso questa strada perché ora come ora si guadagna poco, poi mi contraddico sola perché amo da morire il mio lavoro”.
Cogliamo l’occasione, in questo articolo, per ricordare un altro antico detto dialettale salentino del tempo: “azza longa, mescia ddonda (filo lungo, sarta cattiva)”, che l’artigianato locale come il lavoro di ricamo rappresentava una delle professioni principali nel nostro territorio, in tempi remoti “se cuscia tuttu a manu, la mescia sarta cusia le robbe pè tutta la famia” (si cuciva tutto a mano, la maestra sarta cuciva le robe per tutta la famiglia), nel Salento per le ragazze “te na fiata” (di una volta) andare dalla sarta rappresentava il loro e un vero percorso formativo.

Elena Palmieri La sarta salentina
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Elena Palmieri La sarta salentina - Foto di Cristina Pipoli
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