Grotta Romanelli

Alla scoperta del Paleolitico Romanelliano

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Alla Scoperta Del Paleolitico Romanelliano

di Alessandra Politi

ALESSANDRA POLITI – C’è un tratto di costa salentina, forse il più bello, per quanto il concetto di bellezza sia soggettivo, che va da Santa Maria di Leuca fino a Otranto, ricco di tesori, molti dei quali nascosti, che bisogna andare a scoprire.

Ma non è forse questo che rende prezioso un tesoro? Non è forse il fascino di svelarne il mistero? Fare un salto indietro nel tempo? Per poi proteggere e tramandare una storia lunga secoli, cullata in questo caso soltanto dalla salsedine e dalle onde del mare.
Perchè, ditemi, voi ci avete mai provato in una giornata che il vento di levante sferza incurante la scogliera di Punta Ristola, ad addentrarvi per ben 40 metri nella Grotta del Diavolo, soltanto per tentare di udire quei rimbombi inquietanti dovuti, dicono, alla presenza dei diavoli?
Leggende e misteri, tramandati e alimentati dalla tradizione e dalla fantasia popolare, ma suggestivi al punto da attirare milioni di turisti e curiosi, che ogni anno giungono per visitare le almeno 13 cavità marine degne di nota, anche se ne contiamo oltre 50.
La storia di un territorio è fatta anche da questo: da tutto ciò che, nel tempo, ha custodito segreti e racconti, testimonianze reali e voci pittoresche.
Studi speleologici e paleontologici, alquanto approfonditi nel corso degli anni, hanno confermato la presenza umana in queste caverne del mare già in era Neolitica, grazie al rinvenimento di numerosi reperti (oggetti in ceramica, antichi utensili utilizzati per la caccia e per la preparazione del cibo) e resti di ossa umane e di animali lavorate a mano.
Ma la rivelazione sorprendente è avvenuta intorno alla Grotta Romanelli, una delle grotte naturali costiere, vicino a Castro, al centro della rada a 6-7 metri sopra il livello del mare, nell’omonima Punta Romanelli.
Scoperta agli inizi del 1900 da Paolo Emilio Stasi, la grotta, lunga 35 metri e larga 15, visibile solo dal mare, ha rivestito un ruolo importantissimo nella ricostruzione degli studi preistorici, in quanto è stata accertata la presenza umana in età Paleolitica.
Dopo circa 40 anni di inattività, nel 2015, le indagini, coordinate dall’Università di Roma La Sapienza, con l’autorizzazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, hanno operato sulle “terre rosse” di Grotta Romanelli e riportato alla luce numerosi strumenti in pietra e tre scheletri umani, attribuibili al Musteriano, vale a dire alla cultura del Paleolitico Medio (120.000-40.000 anni fa).
Stiamo praticamente parlando dell’Uomo di Neanderthal, che si estinguerà solo con l’avvento del Paleolitico Superiore (40.000-35.000 anni fa).
Furono gli scavi di Gian Alberto Blanc a mettere in luce la stratigrafia della grotta e le incisioni presenti sulle sue pareti: figure graffite, umane o di bovini, che costituiscono l’arte parietale del Paleolitico.
E’ così che la Grotta Romanelli dà il nome alla cosiddetta “Cultura Romanelliana” della preistoria. In seguito alle scoperte fatte al suo interno, gli esperti hanno diffuso l’espressione di Paleolitico Romanelliano, usata per indicare una fase temporale ben precisa del Paleolitico superiore.
I graffiti di Grotta Romanelli sono stati considerati i più antichi d’Italia.
Grazie al ritrovamento di resti animali all’interno della grotta, si è potuta comprendere anche la primitiva conformazione del Salento.
Essendo i resti riconducibili ad una fauna tipicamente africana, come l’elefante, il rinoceronte, il pinguino tropicale e l’estinta alca impenne, oggi possiamo pensare al Salento come a una grande savana, che nell’era delle glaciazioni divenne poi una tundra, popolata anche da animali selvaggi e polari.
Attualmente la grotta è chiusa al pubblico, perciò non visitabile, per via degli approfondimenti in corso, essendo oramai riconosciuta come giacimento archeologico e fossilifero di grande importanza.
Cumuli di terra rossa e bruna, pietre incise, pitture rupestri, stalattiti e stalagmiti, segreti, capolavori della natura, frutto di millenni di erosioni, splendide arcate sul mare, sonorità, iscrizioni messapiche e greche: Grotta Morigio (o degli Innamorati), Grotta del Presepe, Grotta delle Tre Porte, Grotta del Bambino, Grotta Dei Giganti, Grotta del Drago, Grotta Zinzulusa, Grotta della Poesia, Grotta dei Cervi, Grotta delle Cipolliane, Grotta Verde, ma soltanto per citarne alcune, stiamo semplicemente parlando dell’ennesima meraviglia del Salento!

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